
Gli occhi corrono a contare le persone presenti nella stanza: siamo in venti a prepararci lentamente; indossiamo i pantaloncini neri, le calze a righe orizzontali con i colori della società, bianco, nero e bordeaux, e le scarpe con i tacchetti più o meno consunti, più o meno affilati. Qualcuno è indaffarato a fasciarsi una caviglia, qualcun'altro una spalla; c'è chi si gira una benda in testa e chi si lega i lacci della scarpe con il nastro adesivo. Le magliette sono ben piegate in una cesta di plastica blu. Tutti attendiamo l'assegnazione dei numeri che stabilirà il nostro destino per le prossime due ore. Impazienza. E finalmente l'allenatore chiama il nostro nome e ci lancia la maglia. Vola nell'aria fino alle mie mani che timorosamente la spiegano e lentamente sbuca fuori il numero... 11. Lo osservo con religiosa riverenza: ancora una volta, la 30.sima in carriera giocherò da titolare nel mio ruolo di ala.
Il pubblico sulla collina degli spalti urla, vocia, incita e insulta; ha sbalzi d'umore a seconda di come gira la partita e la palla. L'arbitro fischia, la mischia spinge, i placcaggi si fanno più duri; le strisce del campo ti lasciano il loro tatuaggio di gesso sulla mano, i fili d'erba si attaccano alla pelle sudata. I placcaggi sono come una cauzione al contrario, prima li prendi e dopo li dai. Corsa, grinta, cuore, urla, passaggi, tuffi sul pallone.
Manca ancora qualcosa e all'intervallo siamo in svantaggio di due mete. Portiamo ordine, schiariamo le idee, discutiamo ed infine rientriamo in campo con un urlo liberatorio attorniando il nostro capitano.
La vita è come una palla ovale, non sai mai cosa sta per succedere. O la prendi al volo oppure se le lasci toccare terra non puoi più prevedere se andrà a destra o a sinistra, se ti finirà dritta in mano o se tornerà indietro. E' questa l'unicità di questo sport, limprevedibilità che ti porta ad amare o a odiare un rimbalzo.
Avevo deciso che non avrei giocato quest'anno ed invece eccomi qui, sul manto verde del campo con le H, proprio sotto l'ospedale Morelli, da titolare alla prima di campionato nel girone Elite di Serie C, con la maglia del Valtellina Rugby Sondalo. 80 minuti di passaggi, placcaggi, mete ed errori. E cuore. Per vincere è necessario anche saper perdere e stavolta la palla gira male: il Rugby RHO vince 35-10 e è un'onesta ma magra consolazione il corridoio degli avversari con le pacche sulle spalle e i "cinque" scambiati, in cui il sudore delle due squadre appiccicato alle magliette si incontra e si fonde nella sportività del rugby. Il match non è ancora finito: dopo la doccia c'è il fischio d'inizio al terzo tempo...
P.S. Foto d'archivio