

Sono sere come questa: le giornata si accorciano, i colori si dileguano in anticipo e i contorni si attenuano, traballano barcollanti, la vista caracolla e mi tira brutti scherzi; una grossa e pesante goccia di pioggia mista a neve mi sfiora il viso e un'altra si incastona fra le ciglia; i capelli sono inzuppati di acqua e un rivoletto gelido si imbuca fra il colletto della giacca e la pelle del mio collo facendomi rabbrividire. Ai miei piedi la neve cerca di preservare dallo scioglimento ad opera dell'acqua, l'impronta del mio scarpone con la punta in ferro, le dita irrigidite in una morsa. I vestiti sono impregnati di gelo e pioggia e non offrono più alcun riparo.
La giornata va morendo e le squadre di operai abbandonano il cantiere fra saluti, risate e pacche sulle spalle, come un quotidiano rituale; gli ultimi a venirsene via spengono le deboli luci rimaste accese, si tirano dietr il cancello e fanno scattare il lucchetto nel silenzio del cantiere.
Sul furgone il riscaldamento è azionato, ma i vetri continuano ad appannarsi, mentre i tergicristalli lottano futilmente per togliere le gocce di pioggia sempre più consistenti. Il paesaggio è screziato di bianco.
E' una serata strana, l'aria odora d'inverno, di quando da bambini si sentiva sapore di vacanze, di regali, di coccole e di quando al liceo ci si scambiava gli auguri di Natale in anticipo, è l'odore del dopobarba di Babbo Natale. Sono serate tristi, sconsolate, sature di malinconia; non è la malinconia dei ricordi, della scuola, degli amici, dell'infanzia; è una malinconia recondita, primordiale, insita nell'uomo e nell'aria, che non trova spiegazione.
In queste sere i fari delle macchine e i freni che rossi si specchiano sull'asfalto bagnato di lacrime di nuvole, sembrano provvisti di un'anima e le luci nelle case, che oltrepassano il tessuto delle tende e fuoriescono dalle finestre, ti chiamano con voce suadente come le sirene di Ulisse e ti attendono come una madre con le braccia aperte. I caloriferi sono accesi.
L'atmosfera che respiri attenta alla tua anima, togliendoti ogni interesse e svuotandoti di vitalità, amputandoti l'essenza. In queste serate vorresti avere un caminetto con un po' di legna per accendere il fuoco e davanti al caminetto una poltrona con un bicchiere di un qualche liquore, fors'anche un Braulio, e un libro che probabilmente non apriresti nemmeno, rimandendo solo con i tuoi ricordi, i tuoi rimorsi, le tue occasioni perse. Sono serate tristi.
Nemmeno la Luna può venirti in soccorso: il cielo bianco lattigginoso nasconde la profondità della notte stellata, lo sguardo affoga dentro un muro di nuvole, nebbia e neve.
In serate come questa uno vorrebbe avere di fianco una ragazza a cui volere bene e con cui fare l'amore, ma lentamente, con delicatezza.
4 commenti:
Molto bella, Manu...
Comprendo in pieno le tue sensazioni trovandomi nella tristissima e grigia Milano..
Grande Manuel
forse qualcuno lo sa già ma io propongo cena (pizza) a casa mia (Forba)sabato 2 ottobre.
Fatemi sapere chi c'è e invitate pure altri
Ciao!
-Matteo
ma che patatino manuel senza barba..che coccolo..sono davvero bellissime..chissà se quel piccolo bambino paffuto immaginava di poter scrivere un giorno parole così belle..complimenti davvero..
... ..Manu..io lo sapevo ke un giorno mi avresti, di nuovo, lasciata senza parole.. ... ..Manuelino.. :)
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